lisozima

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November 2010

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“Metafora di quel che riserva la vita a chi è nato per caso nell’isola dai tre angoli: epifania crudele, periglioso sbandare nella procella del mare, nell’infernale natura; salvezza possibile dopo tanto travaglio, approdo a un’amara saggezza, a una disillusa intelligenza.” —Vincenzo Consolo, L’olivo e l’olivastro
Nov 26, 2010
“Il tabagismo dovrebbe essere non solo consentito ma obbligatorio nella popolazione fra i 16 e i 22 anni.
Ciò garantirebbe sensibili benefici per l’intera popolazione: meno anoressiche (gente più magra in modo sano, grazie alla nicotina), meno ragazzi che imbracciano un fucile e fanno fuoco sui loro coetanei (è comunque più semplice che convincerli uno per uno a fare fuoco su inutili vecchi che non crepano e non vanno in pensione e non si decidono ad attraversare la strada finché tu non ti avvicini a velocità sostenuta in auto). Cose del genere, che stanno a cuore anche a voi.”
—http://sviluppina.co.uk/semplice/
Nov 6, 2010
“Oggi compio sessantatré anni e sono alla vigilia di una svolta. D’ora in poi ci sarò di meno. Per lunghi periodi dell’anno non sarò più rintracciabile nella mia casa di Milano e al mio numero di telefono, perché vivrò altrove. Approfitto di questo spazio pubblico per farlo sapere a chi segue il sito e magari anche a qualche lettore dei miei libri. Se mi telefonerete, è probabile che non mi troverete. Se mi scriverete, è probabile che non vedrò le vostre lettere fino al mio ritorno. Se mi lascerete un messaggio in segreteria, è probabile che potrò richiamarvi solo a distanza di un mese o due, quando passerò da casa e l’avrò potuto ascoltare, se sarà ancora memorizzato. Non traete delle conclusioni affrettate, non pensate male di me. Non è che sono cambiato, che non rispondo più alle lettere e alle telefonate perché sono diventato uno stronzo. È solo che non sarò più lì, che dove mi troverò non sarò raggiungibile e collegato. La spiegazione di tutto questo è semplice: sto cercando di cominciare a scrivere il nuovo romanzo che concluderà l’opera cominciata nel 1984 con Gli esordi e proseguita con Canti del caos, e che sarà portata al suo compimento e al suo inveramento da quest’ultimo azzardo. È un lavoro che mi impegnerà per anni e di fronte al quale -in questo momento- provo addirittura una paura fisica, che richiederà lunghi periodi di solitudine e di isolamento. Perciò, esauriti gli ultimi impegni presi nei mesi scorsi, cercherò di non prenderne altri, se non in rarissimi casi. L’unico impegno stabile che manterrò è quello con il Primo amore. Sono arrivato tardi a quest’ultima prova, perché nella prima parte della mia vita, per lunghi anni, ho fatto altro, perché la rincorsa è stata per me terribilmente sofferta e lunga. Ma adesso sono qui, a questa età, di fronte a questo cimento, e non so se avrò gli anni, la salute e le forze. Per questo devo concentrarmi al massimo, aumentare il mio peso specifico, farmi fessura per questa cosa aliena che aspetta di irrompere nella mia vita.” —

Il primo amore

Antonio Moresco. Un uomo che conosce la sofferenza della scrittura.

(via angeloricci)

Ma quale sofferenza? Perché non prova la miniera e poi ne parliamo? Mio padre quando andava tutti i giorni all’alba in fabbrica, lavorando per 8-10 ore davanti a una fornace sempre in piedi, sotto un tetto di eternit non rompeva le palle a nessuno con i suoi proclami di dolore esistenziale e isolamento. Non se ne può più di quest’immagine dello scrittore sofferente, che affronta la croce dell’arte, che se la porta impressa sulla fronte e sulle mani come stimmate. Se sta così male a scrivere, che non scriva; e se comunque si ostina a scrivere, che lo faccia in silenzio, senza ammorbarci, senza dichiarazioni, senza proclami. In ogni caso pochi ne sentiranno la mancanza, anche perché quando tornerà, annunciandosi probabilmente nello stesso modo teatrale e inconcepibile in cui se ne va, porterà con se un altro libro pretenzioso, illeggibile, stucchevole quasi nell’intento messianico, e ricominceremo a sorbirci piagnistei, visi scavati, occhi spalancati su un dolore tutto interno che cerca comprensione e lettori per trovare la propria giustificazione.

Ma qualcuno gliel’ha detto che il tempo si può ingannare anche in altro modo? Le bocce, per esempio.

(via seia)

Io a seia voglio tanto bene, sapete. Anche a nome del mi’ babbo e dei suoi quarant’anni in fabbrica.

(via emmanuelnegro)

giusto. se sta così male a scrivere, che non scriva.

Nov 1, 201010 notes
“People have concerns besides simply prolonging their lives. Surveys of patients with terminal illness find that their top priorities include, in addition to avoiding suffering, being with family, having the touch of others, being mentally aware, and not becoming a burden to others. Our system of technological medical care has utterly failed to meet these needs, and the cost of this failure is measured in far more than dollars. The hard question we face, then, is not how we can afford this system’s expense. It is how we can build a health-care system that will actually help dying patients achieve what’s most important to them at the end of their lives.” —Atul Gawande - Hospice medical care for dying patients : The New Yorker (via w0rstcas3scenar1o)
Nov 1, 20104 notes
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Nov 1, 201012 notes
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